• Valery

Green.4.good: Il profilo Instagram che ci spiega la sostenibilità attraverso la scienza.

Interessante, brillante, assolutamente unico: Il profilo Instragram green.4.good offre spunti di riflessione fuori dall'ordinario sul tema della sostenibilità e ci mostra il personale viaggio di Margherita verso una vita eco-friendly.

Foto di Margherita Cortini con rapa rossa

Un'urgenza, come l'ha definita lei, quella di parlare di sostenibilità.


Lei è Margherita Cortini, 38 anni, di Napoli, attualmente residente a Bologna. Fa la ricercatrice biomedica e al momento le sue ricerche si concentrano su un tumore pediatrico delle ossa che si chiama osteosarcoma. La scienza è il suo lavoro, ma anche una grande alleata nelle sfide quotidiane. Agli inizi del 2020 ha deciso di aprire un profilo Instragram dove parla di zero waste, orti, e sostenibilità, che esplora e spiega attraverso la scienza. Le ho chiesto di raccontarmi il suo mondo e come è nato il suo profilo green.4.good.


L'INTERVISTA


Quanto tempo fa ti sei avvicinata al tema della sostenibilità e perchè?


M: Credo di aver sempre avuto un occhio di riguardo per la sostenibilità. Quando ho iniziato ad usare la coppetta mestruale, ormai 9 anni fa, certamente è stato anche per ridurre il volume dei miei rifiuti. Quando è nato il mio primo bimbo, 5 anni fa, ho iniziato ad usare i pannolini lavabili per lo stesso motivo. Poi però, quando ero in maternità del mio secondo bimbo, ho capito che le mie attenzioni non si potevano limitare solo ad assorbenti e pannolini, ma dovevo completamente rielaborare le mie abitudini di consumo. Ho scoperto i danni causati dalla Fast Fashion e da allora l’ho abbandonata per sempre. In seguito ho valutato l’alimentazione e ho cambiato anche quella. Insomma, un po' alla volta ho iniziato un percorso fatto di comportamenti più responsabili. Lo faccio sicuramente per me, ma soprattutto lo faccio per i miei bimbi, per poter dire di aver cercato di cambiare il loro futuro in meglio.


Quali sono stati i primi cambiamenti che hai apportato alla tua vita per renderla più eco-friendly?


M: Come dicevo prima sono stati da sempre assorbenti e pannolini lavabili. Ma subito dopo è stato l’abbigliamento. Dopo che ho visto il documentario The True Cost non sono più riuscita ad entrare in un negozio Fast Fashion.

E siccome la sostenibilità si intreccia fortemente con l’etica, penso sia doveroso cercare di avere a cuore non soltanto il bene del pianeta ma anche quello degli altri esseri umani.

Cosa ti ha spinto quindi ad aprire il tuo profilo Instagram green.4.good? E da dove nasce l’idea del nome?


M: Sentivo l'urgenza incredibile di comunicare quello che andavo scoprendo su Fast Fashion, alimentazione e sostenibilità in generale, e non mi bastava più parlarne soltanto in famiglia. Desideravo avere un pubblico, seppur piccolo, ma interessato agli stessi argomenti che interessavano me. Così ho aperto green.4.good.

Non sono mai stata brava a scegliere i nomi ma green.4.good. mi piaceva perchè dà l’idea che “green” sia non soltanto buono ma anche “per sempre” perchè in inglese 4 good vuol dire proprio per sempre.


Nel tuo profilo hai specificato che la scienza può aiutarci a comprendere la sostenibilità. Quali sono quindi gli aspetti più interessanti della sostenibilità che la scienza può aiutarci a comprendere meglio?


M: Tutti! La scienza serve per capire qualsiasi cosa. Serve per capire che una bistecca di manzo inquina più di un burger di soia. Io, per esempio, un anno fa non sapevo perchè la carne fosse inquinante. Ho fatto un bel po' di lavoro di letteratura scientifica e ho scoperto che la carne, specialmente quella rossa è davvero insostenibile. Senza dati scientifici corriamo il rischio di ripetere cose solo per sentito dire, cose che, a volte, non sono nemmeno corrette.

 

Margherita, il 10 Maggio di quest'anno ha pubblicato una riflessione tratta dall'articolo People systematically overlook subtractive changes di Gabrielle S. Adams, Benjamin A. Converse, Andrew H. Hales & Leidy E. Klotz, pubblicata su Nature volume 592, pages258–261(2021).

Costruzione Lego

Nella foto da lei condivisa sul profilo green.4.good, sotto il titolo ''NON SIAMO FATTI PER RIDURRE'' si vedono due file di mattoncini non simmetriche. In una di queste due file manca un mattoncino e questo rende l'intera costruzione obliqua piuttosto che perfettamente verticale. Il nostro primo istinto è quello di aggiungere il mattoncino mancante. Margherita ci spiega che quando bisogna risolvere un problema, gli esseri umani pensano prima ad aggiungere piuttosto che a togliere, anche se l'eliminazione è la soluzione migliore.

Secondo l'articolo sopracitato infatti, questo fenomeno psicologico si applica ad innumerevoli situazioni astratte o a disegni architettonici. E questo è uno dei motivi per cui ridurre i nostri acquisti è così difficile.

 

Ho personalmente trovato il tuo post riguardo il ‘’non essere fatti per ridurre’’ estremamente illuminante. Sembrerebbe infatti che gli umani siano portarti ad aggiungere piuttosto che togliere quando si tratta di risolvere un problema. E questo spiega i nostri acquisti compulsivi. Fare luce su questo tipo di dinamiche psicologiche può secondo te aiutare le persone a cambiare le loro abitudini?


M: Lo spero proprio. In un altra ricerca molto interessante avevo letto che normalmente quello che ha il maggiore effetto sulle scelte individuali è il comportamento di gruppo. È più facile diventare vegetariani se intorno a te ci sono altri vegetariani, ad esempio. Quindi più se ne parla e meglio è; più si mettono in luce le dinamiche psicologiche e più è possibile che i cambiamenti siano considerati un bene per la società, creando un rinforzo positivo.



Quali sono le difficoltà che incontri nel parlare di sostenibilità e zero waste ai tuoi followers?


M: Io sono stessa sono lontana dall’avere una vita perfettamente sostenibile, per cui a volte non è facile parlare solo di aspetti positivi. Credo fermamente però, che anche far vedere i propri “lati deboli” sia importante per non far credere che esista un’aura di perfezione (che appunto non esiste).


Tra le sfide quotidine di un influencer che parla di sostenibilità e prodotti ecofriendly troviamo il greenwashing. Come fai personalmente a proteggerti da questa pratica illegale?


M: Ci provo e non ci riesco. Riconoscere il greenwashing è facile in alcuni casi e difficilissimo in altri. Io stessa ci sono caduta varie volte. L’unica cosa che si può fare è cercare di informarsi il più possibile. Leggere bene tutte le informazioni che ci sono sul sito dell’azienda è un punto di partenza. Spesso, se una azienda è davvero sostenibile ci tiene anche ad essere totalmente trasparente, mentre chi fa greenwashing il più delle volte dà pochissimi dettagli e usa solo tante parole non supportate da fatti.


Quali prodotti di uso comune hai iniziato a produrre da sola a casa?


Foto di Margherita Cortini con sapone fatto in casa

M: Ho iniziato a farmi i cosmetici a casa 8 anni fa. Da allora non ho mai più comprato una crema viso o corpo, un sapone, un deodorante o un detergente. Tutte queste cose si possono produrre in casa, con qualche base teorica. I prodotti che non auto-produco sono il dentifricio (perchè i dentifirici casalinghi possono risultare molto abrasivi e rovinare lo smalto dei denti), le creme solari (perchè non c’è modo di calcolare l’indice spf) e il detersivo per la lavatrice (perchè può otturare gli scarichi).


Quali sono invece i prodotti più difficili da reperire volendo ridurre al minimo gli sprechi e la plastica?


M: Mi sembra che ormai le opzioni per comprare senza plastica siano davvero tante. Io forse vivo in una realtà fortunata ma per chi vive in piccoli paesi probabilmente i detersivi sfusi e il cibo sfuso sono in generale più difficili da reperire.


Quale sarebbe il primo consiglio che daresti ad una persona che si avvicina per la prima volta al tema della sostenibilità?


M: Consiglierei due cose:

1) Non pensare di essere troppo piccoli per fare la differenza, perchè le azioni dei singoli hanno sempre una effetto più ampio.

2) Non voler strafare all’inizio. Andate per gradi, fate un piccolo cambiamento e vedete come va. Se per voi funziona magari fatene un altro, ma non cercate di cambiare tutto subito, perchè i cambiamenti hanno bisogno di tempo per poter essere elaborati.


Quale aspetto della tua vita sei riuscita a convertire totalmente alla filosofia dello zero waste e della sostenibilità e quale invece rimane tutt’oggi una sfida?


M: Quello di cui sono molto felice è il cambio di dieta; non c’è perfezione ma non mangio più né carne né pesce e per me è un cambiamento grandissimo. Ho ancora difficoltà nella gestione dei bimbi, a volte, soprattutto quando riceviamo regali o quando si tratta di comprare loro dei giochi, ho l’impressione che potrei fare meglio.


Quali sono le tue aspettative e speranze per il futuro?


Foto di Margherita Cortini con ciotola di patate

M: Il mio sogno è vivere una vita più slow. Avere una casa fuori città con un pezzetto di giardino e coltivare le mie verdure.

Per quanto riguarda il futuro della sostenibilità, io spero che ci sia un cambio di mentalità e una presa di coscienza che faccia capire che vivere sostenibile vuol dire vivere lo stesso agiatamente, consentendo lo stesso stile di vita alle generazioni future.


 

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